Giardino

Giardino strumento di ricerca della pace

sia interiore che fra gli uomini 

Da tempo immemorabile, i giardini sono stati associati alla pace, alla tranquillità, alla spiritualità e al conforto. Essi riappacificano i sensi e ci permettono di guardare dentro di noi, di contemplare la bellezza e di meditare. In un giardino ci sentiamo più vicini alla natura e, per alcuni momenti preziosi, diventiamo consapevoli dell’esistenza di qualcosa più grande di noi. La mente si allontana, gradualmente, dai pensieri e dalle preoccupazioni della vita quotidiana. “Nel senso mistico, per giardino s’ intende un luogo di riposo spirituale, silenzio, pace, ricreazione, delizia.”  John Henry Newman (1801 – 1890, teologo, filosofo e cardinale inglese).

Giardino

Amare il Giardino aiuta ad amare la Natura. Gli esempi che verranno presentati di alcuni noti giardini ci daranno una indicazione del rapporto fra gli esseri umani e i giardini: infatti l’amore per la natura e il culto del giardino, sono valori e conoscenze che si stanno perdendo.

“Dio Onnipotente, per prima cosa piantò un giardino”.

(FRANCIS BACON, 1561 – 1626)

-L’Eden è l’archetipo del giardino, il paradiso di tutti i paradisi e la madre di tutti i giardini.

-Se l’Eden rappresenta un luogo dove trovare Dio, la sua perdita significa la separazione da Dio, la regressione verso le nostre inclinazioni più basse.

– Il ricongiungimento con il “GIARDINO” è il nostro sogno collettivo.

Per informazioni

Sede Operativa Locale Selvazzano Dentro APS “Gianni Ballerio”  3402259433

Le prime testimonianze dell’esistenza di giardini ornamentali sono le pitture murali egiziane del 1500 a.C.: rappresentano laghetti ricoperti di ninfee e loto e circondati da file di alberi di acacia e di palme. Vi sono testimonianze anche di una tradizione di giardinaggio presso i persiani: si trovano citazioni di un “giardino del paradiso” appartenuto a Dario il Grande e i giardini pensili di Babilonia erano considerati una delle sette meraviglie del mondo. Le influenze persiane si propagarono nell’Antica Grecia: attorno al 350 a.C. c’erano giardini presso l’Accademia di Atene e Teofrasto, che scrisse di botanica, si suppone avesse ereditato il giardino di Aristotele. Anche Epicuro possedeva un giardino in cui amava camminare e insegnare, che lasciò poi a Ermarco di Mitilene. Alcifrone fa menzione di giardini privati. I giardini più rinomati del mondo occidentale antico furono i giardini di Tolomeo I ad Alessandria d’Egitto e grande influenza ebbe la tradizione di giardinaggio importata a Roma da Lucullo. Le pitture murali di Pompei, insieme con i resti archeologici, sono testimoni degli sviluppi elaborati che portarono anche alla costruzione di enormi giardini grazie alla grande ricchezza dei romani. I resti di alcuni di questi grandi giardini sono ancora oggi visibili, come ad esempio presso Villa Adriana a Tivoli. Bisanzio e la Spagna islamica mantennero vive le tradizioni dopo il VI secolo. Nel frattempo una tradizione di giardinaggio si era autonomamente sviluppata in Cina, e poi in seguito da qui in Giappone, dove si tradusse nella creazione di giardini aristocratici che riproducevano paesaggi in miniatura centrati attorno a laghetti o i severi giardini zen presso i templi. In Europa l’arte del giardinaggio rinacque durante il XIII secolo in Linguadoca e nell’Île-de-France, e poi nei giardini delle ville italiane nel primo Rinascimento.

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