Iran Resilienza

Iran Resilienza donne

Iran Resilienza

Nel Centro Culturale della APS Ballerio ETS insieme a Religion for Peace e i Baha’i di Parma

un incontro in video conferenza

Iran Resilienza

iran resilienza

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ID riunione: 871 5442 3706
Codice d’accesso: 487869

L’evento:La resilienza delle donne in Iran

“La resilienza delle donne in Iran” è un evento ispirato alla campagna  OUR STORY IS ONE , organizzata dalla Baha’i International Comunity, che ha dedicato questo intero anno per onorare e  supportare tutte quelle donne iraniane che hanno condiviso e condividono la lotta, la repressione e la prigionia a causa delle loro idee.

L’incontro di domenica 9 giugno 2024 presso il centro Manouchehr Hedayat di Parma intende proporre un’analisi della situazione femminile in Iran nel corso della storia e negli ultimi decenni, nei quali i diritti e le libertà delle donne sono state progressivamente circoscritte, a volte come conseguenze della mancanza di libertà religiosa.

All’evento il contributo di alcuni studiosi dei Diritti dell’umanità: Luigi De Salvia – presidente di RfP, Maria Augusta Favali, Silvana Schivazappa, Shomy Shafai, Ashkan Rostami rappresentante comunità iraniana in Parma.

Durante l’incontro verrà ricordata la storia delle 10 donne bahá’í (la più giovane di 17 anni), condannate a morte tramite impiccagione, avvenuta il 18 giugno 1983, a causa del loro credere nella Fede Baha’i, la stessa accusa che in seguito ha condotto Mahvash Sabetalla detenzione in carcere duro per moltissimi anni e che di nuovo, nel 2017, ha portato alla ribalta il coraggio indiscusso delle donne iraniane nel difendere le libertà riconosciute dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e delle donne.

La campagna

La campagna OUR STORY IS ONE, della durata di un intero anno, intende lanciare un potente messaggio: condividere la realizzazione dell’uguaglianza tra uomini e donne e acquisire una visione comune per un futuro prospero per tutta l’umanità.

La campagna è stata dedicata e voluta per non dimenticare le dieci donne e ragazze giustiziate quarant’anni fa in Iran a Shiraz solo per il loro credo nella Fede Baha’i.

Approfondimenti

Nell’incontro si approfondiranno alcuni temi come la posizione delle donne durante la lunga storia dell’Iran a partire dell’impero persiano di 2600 anni fa, per arrivare all’epoca moderna e anche di alcune donne iraniane quali esempio di eroismo e resilienza nelle varie epoche.

Approfondimento “Poesie dalla prigione”

Presentazione del libro: Poesie dalla prigione, della scrittrice Mahvash Sabet, tradotto dal Dr Julio Savi e dalla d.ssa Fhaese Mardani. Mahvash Sabet è divenuta nota a livello internazionale con la pubblicazione del volume che raccoglie lesue poesie scritte durante la detenzione  nella temuta prigione di Evin, la prima edizione in inglese con il titolo Prison Poems, le valse nel 2017 il titolo di scrittore internazionale di coraggio per PEN International.

Le poesie

testimoniano il coraggio e la disperazione, la miseria e le speranze di migliaia di iraniani che lottano per sopravvivere in condizioni di estrema oppressione.

In parte la scrittura di Sabet «segue la scia dei mistici», come ci spiega la traduttrice Faezeh Mardani nel suo saggio critico, «ogni concetto assume connotati simbolici, le esperienze sono volutamente descritte in modo ambiguo e misterioso», talvolta invece «sceglie un linguaggio semplice e lineare, a tratti minimalista» tipico della ‘poesia nuova’ persiana.

Le condanne Mahvash Sabet è stata condannata a vent’anni per la sua appartenenza alla religione bahá’í, fede da sempre considerata dal regime iraniano “nemica dell’Islam”. Nei primi edurissimi mesi passati nella cella 209 del carcere di massima sicurezza di Evin, a nord ovest di Teheran, scrive le poesie contenute nel libro pubblicato nel 2017.

Nel novembre 2022, nel corso di azioni sempre più violente e repressive da parte delle autorità iraniane, con la collega Fariba Kamalabadì, che insieme a lei aveva già scontato dieci anni di carcere, viene nuovamente condannata ad altri dieci anni di reclusione.

L’avvocata Shirin Ebadi, premio Nobel e avvocata difensora di Mahvash e Fariba durante il loro primo processo, ha affermato che nel 2008 “non è stato offerto uno straccio di prova” per dimostrare le accuse contro la sicurezza nazionale o altre imputazioni. Né sono emerse nuove prove in questo ultimo processo.

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