scuola cucito solidarietà Mugello

scuola cucito solidarietà Mugello

Quando cucire diventa costruire: sette anni di fili, comunità e solidarietà nel Mugello

Laboratorio di cucito solidale APS Gianni Ballerio Borgo San Lorenzo Mugello

La scuola gratuita di cucito dell'APS Gianni Ballerio ETS di Borgo San Lorenzo: un laboratorio di formazione, inclusione sociale e solidarietà internazionale che dal Mugello arriva fino in Togo.

C’è un filo che attraversa sette anni di storia di un piccolo laboratorio nel cuore del Mugello, e non è soltanto quello che passa nella cruna di un ago. È un filo fatto di relazioni umane, di competenze trasmesse gratuitamente, di oggetti artigianali che diventano borse di studio per bambini in Togo, mattoni per una scuola in muratura in Africa, sogni di istruzione che attraversano oceani. La scuola gratuita di avviamento al cucito dell’APS Gianni Ballerio ETS di Borgo San Lorenzo, nata quasi per caso e cresciuta con la testardaggine silenziosa del volontariato autentico, è diventata nel tempo qualcosa che va molto oltre l’insegnamento di una tecnica artigianale. scuola cucito solidarietà Mugello

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Il laboratorio che non si ferma

Ogni lunedì e venerdì mattina, dalle dieci alle dodici, il Centro d’Incontro di piazza Dante 33 a Borgo San Lorenzo si trasforma in un luogo dove il tempo ha una qualità diversa. Le partecipanti — donne di età, nazionalità e storie diverse — siedono attorno alle macchine da cucire e imparano qualcosa che va oltre la tecnica: imparano che le proprie mani possiedono, come dice la fondatrice Angela De Giorgis, un vero e proprio “gioiello”. Qualcosa che può servire per il quotidiano, per trovare un lavoro, per far felice qualcuno.

De Giorgis, artigiana in pensione e volontaria della Ballerio ETS, descrive questa avventura non come un trasferimento di sapere sartoriale, ma come una scoperta collettiva delle capacità di ciascuna. In sette anni, il laboratorio di cucito del Mugello ha accolto persone di ogni provenienza, ha prodotto manufatti che hanno viaggiato lontano, ha dimostrato che la manualità può essere uno strumento di inclusione sociale tanto efficace quanto discreto.

Il modello è semplice, quasi radicale nella sua semplicità: nessuna quota di partecipazione, solo entusiasmo e voglia di imparare. Nessun progetto astratto, solo oggetti concreti che diventano solidarietà concreta. Un approccio che nel tempo ha trasformato questo laboratorio in un piccolo avamposto di democrazia del sapere: chiunque può entrare, chiunque può imparare, chiunque può contribuire.

Dalla Toscana al Togo, passando per il Myanmar

Ogni edizione del progetto di promozione sociale si è legata a una causa umanitaria specifica, trasformando l’atto del cucire in un gesto con ricadute globali. I manufatti realizzati — colorati, curati, frutto di ore di lavoro condiviso — vengono esposti e offerti a chi effettua una donazione in occasione di eventi locali come Mugello da Fiaba o le iniziative a Scarperia e Borgo San Lorenzo. Il ricavato prende poi strade lontane: ha contribuito alla costruzione di una scuola in muratura in Togo, ha sostenuto percorsi scolastici in Myanmar, e nell’edizione 2026 si concentra sul progetto “Scuola in Togo – Raggi di Speranza”, che finanzia borse di studio per consentire ai bambini di proseguire gli studi oltre il livello base, in contesti dove questo diritto non è mai scontato.

La collaborazione con l’associazione Arc En Ciel Service – Lueurs d’Espoir garantisce che ogni euro raccolto raggiunga la sua destinazione. È una filiera corta della solidarietà: mani che cuciono in Toscana, bambini che studiano in Africa. La distanza geografica non scalfisce la prossimità del gesto.

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Il 2026: "Tutti insieme appassionatamente"

L’edizione 2026 del progetto porta un nome che è già un manifesto. Il programma si inserisce in un impegno più ampio per l’istruzione nei Paesi in via di sviluppo, con particolare attenzione al Togo, dove molti bambini studiano ancora in condizioni di estrema difficoltà. Grazie all’intervento dell’associazione, una scuola in muratura è già realtà: un edificio stabile che consente agli studenti di affrontare il percorso scolastico con continuità e dignità. 

Le volontarie del laboratorio di cucito di Borgo San Lorenzo hanno realizzato manufatti artigianali destinati a stimolare donazioni liberali. Non semplici oggetti da donare: ogni pezzo racconta un processo di apprendimento, una relazione costruita attorno a una macchina da cucire, ore di lavoro condiviso che si trasformano in opportunità per qualcun altro dall’altra parte del mondo.

Un sostenitore silenzioso, una scelta coerente

Per l’edizione 2026, il progetto ha ricevuto il sostegno di un’azienda radicata nei territori che ha scelto di contribuire senza rendere pubblica la propria identità. Una scelta che non è timidezza, ma coerenza: fare un buon gesto senza cercarne la visibilità è essa stessa un valore, forse il più difficile da praticare in un’epoca in cui ogni azione tende a diventare comunicazione.

Questa scelta racconta però qualcosa di importante su chi ha deciso di sostenere il progetto. Chi opera nel territorio con una missione orientata al benessere della comunità locale, allo sviluppo economico e sociale delle famiglie, alla costruzione di un benessere duraturo da trasmettere alle generazioni future, riconosce immediatamente in un progetto come questo una propria estensione naturale. Non c’è bisogno di forzature comunicative quando i valori di fondo coincidono davvero. A questa Azienda un grazie di cuore per il loro impegno etico e nel saper equilibrare un impegno nel mondo del Profit e del NON Profit.

Radici locali, respiro globale

Ciò che accomuna questo laboratorio di cucito solidale e chi ha scelto di sostenerlo è una stessa visione del rapporto tra comunità e sviluppo. Da un lato, un’associazione di promozione sociale che da sette anni lavora per restituire competenze al territorio, che considera la formazione gratuita un atto politico oltre che solidale, che misura il proprio successo non in numeri ma in vite migliorate. Dall’altro, un sostenitore radicato nel tessuto locale, convinto che il miglioramento morale, culturale ed economico delle persone e dei territori in cui si opera non sia un obiettivo astratto ma una responsabilità concreta, quotidiana, da perseguire con continuità e coerenza.

Entrambi credono che la prossimità alle persone non sia un limite operativo ma una scelta di valore. Entrambi lavorano per un benessere che non si esaurisce nel presente ma guarda alle generazioni future. Entrambi sanno che includere chi è ai margini — per età, provenienza, condizione economica — è la forma più concreta di sviluppo sostenibile.

 

Il cucito, in questo senso, non è una metafora: è un metodo. Crea qualcosa di utile partendo da materiali semplici, richiede pazienza e continuità, trasforma risorse disponibili in valore aggiunto, unisce persone attorno a un obiettivo comune. È esattamente il modo in cui funziona una comunità sana.

Un bilancio che si misura in vite

I risultati delle precedenti edizioni del progetto di solidarietà internazionale sono stati definiti “eccellenti” dalle organizzatrici. Una parola che in questo contesto misura cose difficili da quantificare: bambini che continuano a studiare, donne che scoprono competenze che non sapevano di avere, una comunità che si riconosce capace di produrre solidarietà internazionale senza abbandonare le proprie radici.

Ogni donazione chiude un cerchio: dalla Toscana al Togo e ritorno, attraverso un filo che non si spezza.

Per chi crede che i valori si misurino nelle scelte quotidiane — e che fare del bene in silenzio valga più di qualsiasi campagna — questa storia offre una risposta concreta.

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