Poesie – In una situazione sociale che sembra rallentare il cammino verso il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, libertà di pensiero, libertà religiosa, libertà di vivere in pace, la APS Ballerio presenta una raccolta di poesie dell’autrice iraniana Mahvash Sabet.
La Sabet è stata condannata a vent’anni per la sua appartenenza alla religione bahá’í, da sempre considerata dal regime iraniano “nemica dell’Islam”. Nei primi, durissimi mesi passati nella cella 209 del carcere di massima sicurezza di Evin, a nord ovest di Teheran, scrive e riesce a far pervenire all’esterno, grazie ad alcuni intermediari, le poesie raccolte in “Poesie dalla prigione”, edito da Verri, con testo a fronte nella grafia dell’originale farsi.
La sua poetica nei momenti di maggior sofferenza e prove della vita, ha espresso il dialogo intimo con il mondo dello spirito e l’avvicinamento a Dio, favorendo una riflessione sui diritti umani.
Alla presentazione del libro alla Biblioteca Capitolare di Verona, presenziata e moderata da monsignor Fasani, sono intervenuti i traduttori Faeseh Mardani e Julio Savi. La lettura delle poesie è stata eseguita dagli attori Silvia Manfrini e Sergio Bonometti, accompagnati da intermezzi musicali di Homa Rahimian.
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Comune e della Provincia di Verona e della sezione italiana di Amnesty International e di Religions for Peace.
In parte la scrittura di Sabet «segue la scia dei mistici», come ci spiega la traduttrice Faezeh Mardani nel suo saggio critico, «ogni concetto assume connotati simbolici, le esperienze sono volutamente descritte in modo ambiguo e misterioso», talvolta invece «sceglie un linguaggio semplice e lineare, a tratti minimalista» tipico della ‘poesia nuova’ persiana.
Solitudine
Non condividerò
con nessuno
la mia solitudine
a te solo appartiene
ogni notte nelle silenziose lande
della nostalgia tu mi entri nel cuore
che solo a te appartiene
un giorno
mi donasti il mondo
ed io a te l’anima mia
da quell’attimo
sei sempre con me
come il respiro
con me altri che te
non voglio
amato mio distruggi
quel che mi separa da te
non condividerò
con nessuno
la mia solitudine,
a te solo appartiene.
Poesie dalla prigione (p. 145)
